Restauro del contemporaneo È dizione comune che definisce gli aspetti teoretici e pratici dell’inter- vento sull’architettura postindustriale considerati, nella loro novità e specificità, rispetto al contesto disciplinare più ampio del restauro archi- tettonico. L’ambito è altresì definito restauro ‘del moderno’, ‘del nuovo’ o ‘del Novecento’. Tematica emersa circa trent’anni fa nell’Europa settentrionale, si configura inizialmente quale reazione al rischio che corrono le icone moderniste, tornate alla ribalta della storiografia architettonica nel secondo dopoguerra ma ridotte in condizione di degrado. Nel Docomomo (Documentation and Conservation of Modern Monuments), fondato in Olanda nel 1988 per iniziativa di un gruppo di architetti-tecnologi del Politecnico di Delft, si sviluppano le premesse d’una visione retrospettiva e tecnicista del tema, nel cui solco si andrà poi consolidando un approccio essenzialmente pragmatico; questo sarà perseguito anche dagli organismi transnazionali di tutela (ICCROM, ICOMOS e UNESCO) interessati ad una strategia ‘politicamente corretta’, pur se disciplinarmente debole, di globale diffusione d’una idea corriva di conservazione del patrimonio culturale quale strumento di ‘dialogo fra i popoli’.
Restauro del contemporaneo e del Moderno / Salvo, Simona Maria Carmela. - (2020), pp. 211-214.
Restauro del contemporaneo e del Moderno
Simona Maria Carmela SALVO
2020
Abstract
Restauro del contemporaneo È dizione comune che definisce gli aspetti teoretici e pratici dell’inter- vento sull’architettura postindustriale considerati, nella loro novità e specificità, rispetto al contesto disciplinare più ampio del restauro archi- tettonico. L’ambito è altresì definito restauro ‘del moderno’, ‘del nuovo’ o ‘del Novecento’. Tematica emersa circa trent’anni fa nell’Europa settentrionale, si configura inizialmente quale reazione al rischio che corrono le icone moderniste, tornate alla ribalta della storiografia architettonica nel secondo dopoguerra ma ridotte in condizione di degrado. Nel Docomomo (Documentation and Conservation of Modern Monuments), fondato in Olanda nel 1988 per iniziativa di un gruppo di architetti-tecnologi del Politecnico di Delft, si sviluppano le premesse d’una visione retrospettiva e tecnicista del tema, nel cui solco si andrà poi consolidando un approccio essenzialmente pragmatico; questo sarà perseguito anche dagli organismi transnazionali di tutela (ICCROM, ICOMOS e UNESCO) interessati ad una strategia ‘politicamente corretta’, pur se disciplinarmente debole, di globale diffusione d’una idea corriva di conservazione del patrimonio culturale quale strumento di ‘dialogo fra i popoli’.| File | Dimensione | Formato | |
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